La vita fugge, et non s’arresta una hora

Velo lo ricordate il Petrarca quando diceva:

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ‘l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,
se non ch’ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser’fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Posto che dopo aver letto La luce di Orione Petrarca dovrebbe starmi un po’ in culo a me è rivenuto in mette questa settimana a riguardo di quest’ultimo periodo passato a Trieste. Effettivamente mi sento proprio un po’ nella poesia, preoccupazioni per il futuro e problemi per il presente e il passato senza consolazione. Una situazione poco piacevole. Sono abbastanza convinto che per andare avanti serviranno delle scelte nette, che però mi mettono un po’ preoccupazione e in un certo senso ho un po’ paura di farle, però credo andranno fatte prima o poi. Nel mentre che mi attendo da me stesso di prendere queste decisioni i dubbi mi attanagliano e mi impediscono di vivere per bene il presente. Quindi la situazione si ritorce su sé stessa come un cane che si morde la coda.

Troppe cose da fare, troppo poco tempo per farle

Di questo periodo ho una strana voglia di impegnarmi. Il problema è che non ho voglia di impegnarmi per le cose tra virgolette serie, ma in altre cose. Questo è il mio guaio principale, quando non ho voglia di studiare è difficile che non studi per niente, piuttosto studio altre cose. In un certo senso ho bisogno di tenermi sempre impegnato, sia che possano essere argomenti non coperti dai corsi che ho fatto che possa essere la musica oppure il grande trip dell’ultimo periodo ossia l’informatica. Il problema dell’informatica è che con poche idee anche chiare rischi di perdere un botto di tempo a fare cose decisamente oscure. Ad esempio negli ultimi giorni di studio ho perso un botto di tempo a documentarmi su vari linguaggi di scripting per fare grafici e stronzate varie, tentando di apprendere nel minor tempo possibile (cosa niente affatto banale) a programmare in python e in octave. Un mezzo disastro ovviamente. Integratori numerici che non vanno, grafici fantasiosi, richieste di aiuto a gente sparsa per mezzo mondo per controllare risultati che parevano poco plausibili e robe del genere.

Oltre a questo sono molto attivo nel campo delle recensioni. Collaboro al momento su due siti nei quali recensisco varie cose. La roba è sempre quella, Doom, Death Doom, Funeral e cazzi e mazzi. Anvedi che figo. Ho anche rotto i coglioni alle label che fanno doom di mezza Europa per avere qualche promo e un paio hanno anche risposto. Così sto anche aspettando un paio di pacchi dalla Russia. Vorrei capire che hanno in testa ‘sti russi per capire come mai tra le cose che gli riescono meglio ci stanno la matematica e il Funeral Doom. Popolo curioso indubbiamente. E questo sabato di inizio settembre mi lascia solo tanta tanta tanta di tirare giù qualche chiesa a suon di bestemmie ruttate ingerendo Coca-Cola (Light, perché alla linea ci tengo e l’aspartame fa venire il cancro quindi è un positivo aiuto per togliersi da questo mondo).

Più vado avanti più mi rendo conto di dar ragione all’anima di Baudelaire, peccato non avere una chiave per scappare via da questo mondo. Magari bisogna fare l’autostop lungo una superstrada dello spazio, chi può dirlo. Se la risposta fosse questa potrei vedere di andare a fare quel master in Scienze Aerospaziali che mi era stato proposto! Mah! Buona serata!

Il secondo post nerd: ripping di CD efficiente con Perl Audio Converter

Come avrete capito se seguite questo blog io sono contemporaneamente appassionato di musica e di informatica. Molto spesso tento di far convivere le due cose in modo pacifico, ad esempio tento di usare la seconda passione per rendere più facile usufruire della prima. Ad esempio uno dei problemi che mi si era posto ultimamente era quello di trovare un modo efficiente di salvare i miei CD sul computer, in modo da poterli poi ascoltare anche in giro sul lettore mp3.

In giro si trovano vari programmi che fanno questi servizi, sotto GNU/Linux il programma più quotato pare essere Perl Audio Converter, comando da shell

pacpl

un programma che nasce sostanzialmente come convertitore di file audio da un formato all’altro (cosa altrettanto utile in media), ma offre anche l’opzione di fare il ripping di un CD audio. Per un’introduzione generale al programma rimandoqua dove è possibile trovare un’overview generica sul programma, il modo d’utilizzo e i principali comandi.

L’uso da shell è come al solito conveniente, ho provato anche ad installare la GUI, ma vigliacca se voleva funzionare, quindi sempre meglio rivolgersi alla shell per ogni problema. Adesso il problema è il seguente. Supponiamo di voler fare il ripping di un disco, in una cartella che porti il suo nome in mp3 in qualità massima e gli mp3 chiamati secondo numero e titolo traccia. Allora per usare pacpl dovremmo prima creare una cartella con il nome desiderato e poi digitare

pacpl --rip all --to mp3 --nscheme "%tr - %ti" --bitrate 320
--outdir "nostra cartella"

Senza contare che questo tipo di ripping numera le tracce minori di 10 senza uno 0 davanti, che in alcuni sistemi operativi può causare di vedersele ordinate come 1,10,11, eccetera, che indubbiamente non è molto umanamente leggibile. Impostare il numero delle tracce a mano risulta poi un’operazione lunga e noiosa.

Quindi per evitare tutta questa macchinosità, soprattutto se si hanno più CD di cui fare il rip, mi sono messo giù di buzzo buono a scrivere uno scriptino in bash che potesse ovviare a questo problema. Per prima cosa mi sono fissato degli standard, che mi dovrebbero andare bene per ogni disco del modo in cui fare il rip:

  1. i CD rippati vanno messi nella cartella ~/Scaricati/ ordinati per dentro una sottocartella con il nome del disco preceduto dall’anno di pubblicazione,
  2. la codifica dei file in uscita deve essere in mp3, non la migliore, ma certamente la più versatile,
  3. la qualità deve essere a 320kb/s per evitare troppi danni,
  4. per evitare problemi la forma delle tracce deve contenere lo 0 se il numero è minore di 10.

Il risultato è il seguente script bash da intitolato pacplrip

#!/bin/sh
#script pacprip
cdinfo=`pacpl --cdinfo`
#
#computing info about album
#
album=`echo "$cdinfo" | head -n 4 | tail -n 1`
lengthalbum=`echo $album | wc -c | tr -d ' '`
album=`echo "$album" | cut -c10-"$lengthalbum"`
#
#computing information about artist
#
artist=`echo "$cdinfo" | head -n 3 | tail -n 1`
lengthartist=`echo $artist | wc -c | tr -d ' '`
artist=`echo "$artist" | cut -c10-"$lengthartist"`
#
#computing information about year
#
year=`echo "$cdinfo" | head -n 7 | tail -n 1`
lengthyear=`echo $year | wc -c | tr -d ' '`
lengthyear=`echo $lenghtyear | bc`
year=`echo "$year" | cut -c10-"$lengthyear"`
#
#checking the number of traks
#
track=`echo "$cdinfo" | head -n 6 | tail -n 1`
lengthtrack=`echo $track | wc -c | tr -d ' '`
lengthyear=`echo $lenghttrack | bc`
track=`echo "$track" | cut -c10-"$lengthtrack"`

echo "Will be ripped the $album ($year) album by $artist. There are $track tracks"

#make a directory named after the artist and one named after the album
#with the year before the title, so if you have the discography
#it will be ordered from the older to the newer
#In order to do this first we have to make the artist
#and the album title in a way such that they could be accepted by
#mkdir
#
mkdir ~/Scaricati/"$artist"
mkdir ~/Scaricati/"$artist"/"$year - $album"

if [ $track -gt 10 ]; then
pacpl -v --rip 1,2,3,4,5,6,7,8,9 --to mp3 --bitrate 320
--nscheme "0%tr - %ti" --outdir ~/Scaricati/"$artist"/
"$year - $album";
counter=10
while [ $counter -le $track ];do
pacpl -v --rip $counter --to mp3 --bitrate 320
--nscheme "%tr - %ti" --outdir ~/Scaricati/
"$artist"/"$year - $album";
counter=`echo $counter+1 | bc`
done
else
pacpl -v --rip all --to mp3 --bitrate 320 --nscheme
"0%tr - %ti" --outdir ~/Scaricati/"$artist"/
"$year - $album";
fi

e questo permette di avere le caratteristiche elencate sopra. Il prossimo step sarebbe di cercare un modo di far agire l’utente iterativamente se il disco non ha metadati, consentendo di inserirli nel mentre, ma ancora ci sto lavorando!

Fieri di essere italiani, ma soprattutto di essere doomster italiani

Lo so, siamo in agosto ormai. A tutti con l’estate viene voglia di divertirsi, a me no, a me viene voglia di ascoltare doom, ma di quello peso assai. Ecco starete già pensando che sto per iniziare ancora la manfrina sul doom e cazzi e mazzi. Ebbene sì. Siete ancora in tempo per smettere di leggere se volete, ma se siete qui suppongo un minimo vi interessi e quindi se state leggendo qualcosa a che spartire col doom ce l’abbiate anche voi o almeno che vi piaccia il modo in cui spiattello le cose in faccia. Così nelle torride giornate estive me ne sto seduto scrivendo la tesi e vagando con la mente immagini di desolazione invernale condite da il meglio del Funeral Doom. In pochi giorni ho ripassato discografie intere arrivando forse a conoscerle meglio di quanto lo facessi anche prima. Ad esempio la riscoperta definitiva sono stati i Pantheist. Mi ricordavo che fossero assai belli, anche prima della svolta prog/doom/jazz/roba strana, ma un disco come Amartia è veramente stupendo. La sola opener Apologeia potrebbe valere il motivo dell’ascolto.

Tuttavia si sa, anche il doom che di tutti i generi di metal è forse quello che meno ha sempre risentito di mode ci stanno correnti che vanno per la maggiore e altre per la minore (per quelli che pensano che il genere più immune da commercializzazioni all’interno del metal sia il black consiglio di dare un’occhiata al libro di Ekeroth Swedish Death Metal e di cambiare in fretta idea!). De facto io mi ostino a voler suonare roba che è morta all’incirca nel 1993, ma ne vado fiero. Leopardi diceva di fare poesia per i morti quindi non vedo perché dovrebbe mai dispiacermi, viste anche le mie tendenze necrofile postlovecraftiane, l’idea di fare una musica per i morti. O almeno per gli anzianotti. A parte questa parentesi sulla mia triste storia personale, l’idea era quella di comunicarvi che attualmente nel doom le correnti che vanno per la maggiore sono lo Stoner (che ha anche una sua variante più rockeggiante) e lo Sludge.

Lo Stoner, per chi non lo sapesse, è il vero genere degli incannati, basta ascoltare gli Electric Wizard per capire che Bob Marley ci fa’ ‘na pippa a noi doomster. Lo Sludge è una delle cose più strambe mai sentite: lo deve aver inventato qualche ubriacone sudista con la bandiera della confederazione ai piedi del letto una notte che non riusciva a trovare nessuna croce da bruciare e nessun negro da impiccare. Infatti è un genere di fusione che fonde una componente metal, doom downtuned, con una tipica parte vocale hardcore punk, ma di quello proprio peso, non tanto la roba seminale che aveva dato origine al thrash metal. Fatto sta che questo bizzarro parto del disagio mentale dei primi anni 90, finito poi con il tempo sotto l’ala protettrice del metallo, si stia affermando sempre più come genere a livello di diffusione e di pubblico. Un suo spin-off il cosidetto Sludge atmosferico è il detto anche post-metal ed è uno dei generi più controversi del momento (grossi i dilemmi anche sulla sua stessa esistenza, come per il Djent d’altronde). Personalmente a causa dell’eccesso di punkettosità delle voci ci ho messo veramente tanto a digerire questo genere. All’epoca (e si parla di anni e anni fa, perché facevo almeno il liceo mi pare) provai l’ascolto dei Crowbar, fallendo miseramente. Quest’inverno invece ho iniziato ad ascoltare i Lento, gruppo di Roma ascritto al (non)genere del post-metal e mi sono piaciuti assai. Una delle loro canzoni Hadrons ha ispirato uno dei miei deliri conditi di fisica subnucleare (non temete credo proprio che ve ne riparlerò).

Per vari mesi ho poi cercato roba dello stesso tenore senza riuscirvi. Con i The Ocean ho fallito miseramente rischiando di dover correre al cesso a vomitare, quindi ho accantonato l’idea di mettermi ad ascoltare post-metal. Tuttavia ai primi di luglio mi imbatto nella locandina seguente.

flyer

Gli Eyehategod avevo provato a sentirli già altre volte, essendo uno dei gruppi fondamentali del genere, ma mai seriamente, poi mi andava di tornare a Milano per rivedere un po’ di gente che non si vedeva da un po’ e quindi ho colto l’occasione. Ho avuto anche il tempo di sentirmi l’intera discografia degli Eyehategod e di imparare ad apprezzarli che certo può non essere facilissimo all’inizio se si viene dal metal e non si è abituati alla voce hardcore-style. Chiariamoci, non mi ricordo se l’ho già detto, forse sì, ma si sa che repetita juvant, a me i live report fanno caca’, quindi non è che mi metterò a dirvi com’è stata la data del 28 luglio a Milano, mi limito a dire ora, preventivamente, che è stata molto bella. Le scalette cercatevele da un’altra parte.

Comunque dopo tutto quest’ascolto forsennato in preparazione della data penso che il mio album preferito sia in fondo il secondo Take as needed for pain da cui è tratta la seguente canzone:

Un’altra che mi piace molto e che strimpello anche con la chitarra è tratta invece dall’album successivo Dopesick:

Scoperte subitanee invece erano i due gruppi spalla, i varesotti Fuoco Fatuo, dei quali non sono riuscito a comprare l’EP perché sono fuggiti subito dopo l’esibizione degli Eyehategod, band estremamente valida però sempre che fa a loro detta uno Stoner doom contaminato col Black metal, a fare una sorta di effetto dissociante/atmosferico. Vi lascio quello che si reperisce su YouTube:

Sempre italiani, che fanno qualcosa di simile ci stanno i Riti Occulti di Roma, che propongono sempre una sorta di Stoner contaminato col black. Il disco di questi ultimi mi è piaciuto, anche se mi ci son voluti un paio di ascolti per comprendere la proposta musicale. Altra a mio avviso nota dolente è che le prime sono, a mio avviso, le peggiori del disco, cosa che può non invogliare all’ascolto. Un esempio:

L’altro gruppo spalla sono i miei conterranei (acquisiti) Grime, altro gruppo validissimo. Con l’assist di una mia amica che li conosceva personalmente sono anche riuscito a procurarmi e ascoltarmi con calma il loro EP autointitolato che devo dire essere un lavoro veramente buono. La mia preferita è questa

della quale apprezzo tantissimo la melodia perversa che te la fa restare in testa nonostante non sia un pezzo per educande. Una cosa cosa che solo il metal di miglior fattura riesce a fare.

La morale è: basta farsi i complessi che noi italiani non sappiamo fare metal e soprattutto doom! Tutti i gruppi italiani che vi ho postato sono infatti altamente validi (gli unici su cui esprimo qualche riserva sono i Riti Occulti) e andrebbero supportati il più possibile! Detto questo, me ne ritorno a scrivere la tesi ascoltando qualche bel gruppone funeral così mi rilasso. Doom on!

Il post nerd: Installare kernel e ripristino dati di fabbrica per Samsung Galaxys S GT-I9000 con Heimdall

Ok, lo ammetto prima o poi il mio animo nerd doveva venire fuori, ancora non gliene era stata offerta la piena possibilità, ma era soltanto una questione di tempo. Siccome ho passato gli ultimi tre giorni (o forse sarebbe meglio dire le ultime tre mezze giornate) a cercare di installare una mod per il mio Galaxy S (che ultimamente era un po’ bizzoso) e non essendoci riuscito a ripristinare la condizione originaria con la ROM di STOCK. Quello che ho notato è come la maggior parte delle guide in circolazione consiglino l’utilizzo del programma Odin, che però ha due grossi inconvenienti: in primo luogo richiede quel cancro alle gambe di Samsung Kies installato, che fa abbastanza schifo e poi è solo per Windows, quando ormai è sempre più frequente avere pc con altri sistemi operativi. Ad esempio io sul mio netbook, dopo quattro anni di XP per ridargli un po’ di vitalità non ho potuto fare a meno di installarci una (de facto due, ma questa è una lunga storia) distro di Linux.

Quindi come dicevo per ovviare il problema del sistema operativo e scrivere una cosa che de facto vada bene per tutti il mio consiglio è di usare il programma Heimdall. Questo infatti si rivela, a mio avviso assai più versatile, personalizzabile e affidabile di Odin in quanto gestibile in tutto e per tutto da riga di comando. Quindi per prima cosa a seconda del vostro sistema operativo scaricate la vostra versione di Heimdall:

Ho scritto Linux perché così si trova scritto in giro, ma de facto il download che vi propongo vi rimanda ad un file .deb, quindi si suppone che stiate usando un Linux Debian-based, per esempio (a parte Debian medesimo ovviamente) Ubuntu o Mint. Per installare i pacchetti sul vostro Debian-based Linux sarà poi sufficiente mettersi nella cartella in cui si trova il file .deb digitare nel terminale:

sudo dpkg -i heimdall_1.3.2_i386.deb

oppure

sudo dpkg -i heimdall_1.3.1_amd64.deb

Per Windows le cose sono un po’ meno semplici perché purtroppo sono richiesti dei driver aggiuntivi, da installare nel vostro telefono. Per farlo dovete mandarlo in Download Mode. Nel caso del Samsung Galaxy S per mandare il telefono in download mode è necessario premere contemporaneamente Vol-down + home + power. La combinazione cambia di telefono in telefono, il contenuto di questo tutorial è relativamente generico e penso si possa trasportare di telefono in telefono, ma tenete presente che tutto questo io l’ho provato solo con un Galaxy S (GT-I9000). Eseguite allora i seguenti passaggi:

  1. Mettete il telefono in Download Mode come descritto sopra e collegatelo al pc con cavo usb.
  2. Poi scompattate il file .zip che contiene Heimdall.
  3. Dentro la cartella Heimdall Suite ci sarà una sottocartella chiamata Drivers. Apritela e avviate il programma zadig.exe.
  4. Dal menù scegliete Options » List All Devices e nel menù a tendina scegliete Samsung USB Composite Device oppure Gadget Serial.
  5. Quindi cliccate in basso a destra sul pulsante Install Drivers.

Per fare tutti questi passaggi non è fondamentale avere Kies, ma penso sia conveniente avere i driver Samsung per cellulari, qua trovate la versione 1.5.6.0, tuttavia non credo sia strettamente necessario (io per sicurezza li metterei così il computer riuscirà a riconoscere più facilmente cosa gli state collegando e farete protestare meno quel cazzone di Windows).

A questo punto abbiamo Heimdall e possiamo usarlo. Di questo programma purtroppo esiste una documentazione interna solo riguardo alla versione grafica, chiamata heimdall-frontend che a me non ha mai funzionato neanche piangendo in cinese, quindi a mio avviso è preferibile usare il comando heimdall da riga di comando, in qualunque ambiente siamo. Capire bene la struttura del comando heimdall ci permette di fare il flash del nostro telefono in modo assai rapido o anche di fare una recovery totale, magari con una ROM STOCK. Il comando heimdall accetta vari argomenti, digitando

heimdall

ne avremo la lista completa, io elencherò ora i più importanti, ossia quelli che dovremo usare per effettuare le operazioni più comuni:

  • detect: detect è il primo comando da usare. Qualunque operazione vorremo fare con Heimdall mettiamo in Download Mode e colleghiamolo via cavo usb e poi da terminale digitiamo:

    heimdall detect

    Se la risposta che abbiamo è

    Device detected

    allora possiamo usare tranquillamente Heimdall.
  • download-pit: comando molto importante perché scarica il PIT del dispositivo che vede attaccato. Il PIT del telefono ci serve per se vogliamo fare il flash ripartizionando, quindi è molto utile se vogliamo fare un ripristino di una ROM STOCK. La sintassi precisa del programma è la seguente:

    heimdall download-pit --output "outputfile"

    Consiglio di salvare il file in estensione .pit (non so se sia fondamentale, anche perché ad esempio in Unix l’estensione del file non conta, ma per evitare errori nei passaggi successivi penso sia auspicabile farlo). Il file viene ovviamente salvato nella cartella nella quale vi trovate.
  • flash: è il comando che permette di fare il flash del firmware al vostro telefono, accetta innumerevoli argomenti. In primo luogo bisogna dire che si può ripartizionare o meno, nel caso del ripartizionamento la sintassi tipo è questa (le parti in quadre sono opzionali):

    heimdall flash --repartition --pit "filename"
    [--factoryfs "filename"] [--cache "filename"]
    [--dbdata "filename"] [--primary-boot "filename"]
    [--secondary-boot "filename"] [--param "filename"]
    [--kernel "filename"] [--modem "filename"]
    [--normal-boot "filename"] [--system "filename"]
    [--user-data "filename"] [--fota "filename"]
    [--data "filename"] [--ums "filename"]
    [--emmc "filename"] [--"partition identifier" "filename"]

    oppure nel caso non volessimo ripartizionare:

    heimdall flash [--factoryfs "filename"] [--cache "filename"]
    [--dbdata "filename"] [--primary-boot "filename"]
    [--secondary-boot "filename"] [--secondary-boot-backup "filename"]
    [--param "filename"] [--kernel "filename"]
    [--recovery "filename"] [--modem "filename"]
    [--efs "filename"] [--normal-boot "filename"]
    [--system "filename"] [--user-data "filename"]
    [--fota "filename"] [--hidden "filename"]
    [--movinand "filename"] [--data "filename"]
    [--ums "filename"] [--emmc "filename"]
    [--"partition identifier" "filename"]

Con tutte queste scelte capite bene che c’è da sbizzarrirsi. In generale direi che per usare correttamente Heimdall dopo aver scaricato i file di cui si intende fare il flash, di solito compressi, per prima cosa occorre scompattarli il più possibile e cercare di riconoscere in essi le categorie dei campi opzionali dell’argomento flash e poi effettuare il flash. Per spiegare meglio questa situazione penso sia opportuno considerare un paio di esempi concreti.

Supponiamo di voler sostituire il nostro kernel, ad esempio di voler passare dal kernel Samsung ufficiale a uno moddato, come ad esempio il famoso hardcore speedmod kernel che serve per installare CyanogenMOD. Allora una volta installato Heimdall ci basta fare i seguenti passaggi:

  1. Effettuare un backup di tutti i dati di cui si desidera salvare (non è strettamente necessario, ma per sicurezza lo consiglierei), quali SMS, MMS, registro delle chiamate, preferiti, applicazioni e dati delle applicazioni medesime. Per fare il backup delle applicazioni ci sono vari programmi come Titanium Backup oppure Astro File Manager
  2. Scaricare hardcore speedmode kernel
  3. Scompattare il file in una cartella, dovremmo avere un file chiamato zImage (senza estensione sì! è corretto!).
  4. Mettere il cellulare in Download mode e collegarlo tramite USB al computer. Verificare poi che sia stato visto correttamente da Heimdall con il comando detect, deve comparirvi:

    heimdall detect
    Device detected

    Se non vi dovesse leggere il dispositivo provare a cambiare USB e/o a riavviare il terminale.
  5. Con il terminale andare nella cartella dove si è scompattato il contenuto dell’archivio e digitare:

    heimdall flash --kernel zImage
  6. Apparirà una barra di caricamento sul cellulare che ci indicherà lo stato dell’operazione, una volta terminata si riavvierà.
  7. Controllare che il nuovo kernel sia installato da Menù » Impostazioni » Info sul dispositivo.

Supponiamo poi di voler fare una cosa più complessa, ad esempio di voler riportare il cellulare alla ROM di STOCK magari perché ci siamo rotti le palle di una moddata o dobbiamo far finta di non avergli fatto niente oppure rimediare a qualche casino (il mio era l’ultimo di questi casi). In questo caso occorre scaricare una delle ROM di STOCK del vostro cellulare, nel caso del Galaxy S le trovate qua (le versioni qua sono quelle sbrandizzate, ossia senza loghi e applicazioni dedicate di varie compagnie telefoniche, Vodafone, TIM e Wind). Ad esempio supponiamo di voler mettere il firmware ufficiale italiano della versione di Android 2.3.3, ovvero I9000RSJV3. Allora dobbiamo fare i seguenti passaggi:

  1. Effettuare un backup di tutti i dati di cui si desidera salvare (in questo caso è necessario, in quanto l’operazione distruggere tutti i dati utente del sistema), quali SMS, MMS, registro delle chiamate, preferiti, applicazioni e dati delle applicazioni medesime. Per fare il backup delle applicazioni ci sono vari programmi come Titanium Backup oppure Astro File Manager
  2. Scarichiamo il firmware che è in formato .rar.
  3. Scompattiamo i file in una cartella, dovremmo avere nove file:
    1. boot.bin
    2. cache.rfs
    3. dbdata.rfs
    4. factoryfs.rfs
    5. modem.bin
    6. param.lfs
    7. Sbl.bin
    8. zImage
  4. Mettiamo il cellulare in download mode e colleghiamolo al pc con il cavo USB.
  5. Apriamo il terminale e andiamo sulla cartella dove abbiamo scompattato i file. Verificare poi che sia stato visto correttamente da Heimdall con il comando detect, deve comparirvi:

    heimdall detect
    Device detected

    Se non vi dovesse leggere il dispositivo provare a cambiare USB e/o a riavviare il terminale.
  6. Scarichiamo il PIT, salvandolo su un file che chiameremo pitgalaxysi9000.pit:

    heimdall download-pit --outputfile pitgalaxysi9000.pit
  7. Siamo pronti per fare il flash. Come si può notare non avremo bisogno di tutti i campi che vorrebbe il comando flash. Io nel fare il flash del mio non ho usato nè il file boot.bin (che plausibilmente va usato solo se si vuole specificare un boot diverso dall’usuale) e il file Sbl.bin che su vari altri tutorial è effettivamente detto non essere strettamente necessario. Digitiamo quindi:

    heimdall flash --repartition pitgalaxysi9000.pit
    --factoryfs factoryfs.rfs --cache cache.rfs
    --dbdata dbdata.rfs --param param.lfs
    --kernel zImage --modem modem.bin

    aspettiamo che si sia caricata la barra che comparirà sul cellulare.
  8. Finito il caricamento il cellulare si riavverà con il nuovo sistema.

Con questo abbiamo finito la procedura, che potrà esservi parecchio utile nel caso di aver combinato casini (come avevo fatto io) oppure semplicemente di resettare il vostro cellulare causa vari malfunzionamenti.

Ricordate poi che finché riuscirete a vincere voi contro la tecnologia andrà tutto bene, il giorno in cui questo smetterà di avvenire allora saremo arrivati a Obsolete dei Fear Factory.

Pause musicali

Dopo gli eccessi di vita della Trieste estiva me ne son tornato mestamente verso casa dove incombevano le mansioni di cat sitter. A peggiorare l’umore del ritorno (quando devo viaggiare a lungo posso diventare assai nervoso, come è puntualmente successo) ci voleva il fatto che adesso Perugia è intasata dall’orribile Umbria Jazz che non fa che ringalluzzire la mia micidiale misantropia. I puristi, per esempio mio padre, potrebbero dire: “ci fosse almeno il jazz!”. Io invece avrei solo voglia di fare incetta dei dischi dei Death dopo Human e farne un pubblico per segnalare il mio assoluto dispregio verso ogni cosa che contenga anche vagamente il jazz. Non me ne voglia la buon’anima di Chuck, ma con l’età certe sonorità le digerisco sempre meno. La gente normale alleggerisce il sound, io lo appesantisco all’inverosimile (anche se ormai non ascolto più il brutal, preferisco il death metal tout court) e soprattutto lo ingrezzisco a bestia. Col doom mi viene ancora più naturale, appena c’è un po’ di tastiera non riesco a reprimere il mio classico commento “troppo melodico”. Amen, ci vuol pazienza si sa, soprattutto con chi come me ha un certo compiacimento nel chiudersi nei propri gusti disprezzando i comuni mortali. Come diceva Orazio Odi profanum vulgus et arceo. Mai parole furono più azzeccate.

Così è tuttavia, nell’ultimo periodo di permanenza triestina mi sono preso una lieve licenza poetica. Su consiglio rimpallato da Perugia sono andato a vedermi i Fine Before You Came che suonavano con i Gazebo Penguins all’Etnoblog di Trieste. Io son stato pressoché l’unico stronzo che ha creduto al volantino dove si diceva che le porte sarebbero state aperte alle 21,30, quando arrivato alle 22,00 ho trovato tutto chiuso mi è venuto un certo moto di disappunto, ma si sa che queste cose sono all’ordine del giorno. L’inciviltà regna un po’ suprema in proposito, il fatto che sia sabato sera non è che giustifica il fatto che uno debba far tardi per forza, ma certe cose in testa alla gente paiono non entrare. Amen. Ora tranquillizzatevi, non voglio farvi un live report. A me i live report fanno cagare, li trovo inutili e nel 90% dei casi falsati, in quanto scritti da fan sfegatati assai poco obbiettivi. La maggior parte di quelli che ho letto mi hanno fatto pensare di aver visto un altro concerto, una cosa relativamente surreale. Si potrebbe chiamare in ballo molta filosofia in proposito, ma non è certo mia intenzione. Diciamo tutto questo era per dire che nei giorni precedenti e successivi al concerto mi son fatto una magnata notevole di Fine Before You Came, che seppur classificati come emocore devo dire che non mi dispiacciono. Ovviamente il mio non-dispiacere è quello dell’ignorante, nel senso è quello di uno che di un genere non sa un cazzo di niente, ne ascolta un gruppo e gli piace. Una cosa di questo tipo è sempre rischiosa ovviamente, in quanto si possono prendere benissimo delle cantonate astrali, ma leggiucchiando qua e là mi sembra di non essere fuoriuscito troppo dal seminato. Vi lascio un link da ascoltare in proposito.

Mi ha un po’ colpito una certa assonanza di strutture di questo genere col doom, ripetitività ossessiva e giri ripetuti N volte con N tendente a infinito. Ho anche deciso di investire un po’ di tempo in un progetto parallelo di questo tipo, anche se quando ho, ormai arrivato a Perugia, preso in mano la chitarra e fatto la posizione del E5 mi son sentito rispondere dallo strumento con un DENG abissale netto. La posizione del E5 mi ha infatti fornito, come da accordatura dello strumento un magnifico B5, tanto adatto per il death doom, tanto inutile per fare questa roba che comunque vada sa parecchio di indie rock e roba varia. Disastro. Obiettivo futuro: farsi prestare una chitarra in accordatura standard, dopo averla vituperata per anni ne ho infine riscoperto l’utilità. Comunque di questi gruppi, FBYC e Gazebo Penguins ho anche diciamo apprezzato un po’ l’onestà intellettuale, nel senso: il disco te lo puoi scaricare gratuitamente dal sito, se poi ti piace e vuoi supportare la band te lo compri. Questa è una cosa che in ambito metal ho visto fare assai poche volte, fatico un po’ a capire i motivi (economici) di queste scelte, forse sono legate ad un apparato distributivo diverso e magari anche a una scena relativamente diversa, ma tentare di esportarlo in ambito metal sarebbe a mio avviso una cosa interessante, anche se per l’appunto ribadisco, ci vorrebbe una conoscenza più approfondita di quella che è la situazione discografica di gruppi come questi.

Quindi ho passato un bel po’ di tempo nel mood della cosa nuova, a riascoltare a nastro un paio di dischi dei FBYC, poi mi son ricordato che ogni tanto dovrei anche fare il recensore per Empire of Death e che avevo promesso il demo dei Funeral (Swe). Allora giù a recensire il demo dei Funeral, l’occupazione migliore della pausa pranzo in dipartimento indubbiamente. Un gran bel lavoro tra l’altro devo dire, mi sento obbligato a lasciarvene una traccia affinché possiate apprezzarlo anche voi.

Così si riparte dal trampolino di lancio: abbandono del death metal per concentrarsi sul doom in tutte le sue forme, così vuole il periodo estivo d’altronde, se tutti sono allegri e felici e si spogliano al sole non c’è niente di meglio che seppellirsi in un’orgia di riff cimiteriali.

Ovviamente come avrete potuto intuire non finisce qui. Infatti la fissa del momento (della quale intendo parlarvi in maggiore dettaglio prossimamente) è Valerio Evangelisti. Evangelisti è un cazzo di metallaro. Su Metallo Urlante penso di essermici fatto le seghe quando facevo il liceo, rileggerlo ultimamente ha avuto lo stesso identico effetto. E poi oltre a quasi tutti gli Eymerich ultimamente mi son letto pure Black Flag che ha per protagonista Pantera del secondo omonimo racconto su Metallo Urlante, che è tuttavia un altro omaggio musicale, a un gruppo hardcore punk però stavolta. Così stamattina per ingannare il tempo tra l’essere arrivato in facoltà e la pausa delle 11 mi sono dedicato al reperimento della discografia dei suddetti Black Flag che non ho ancora avuto però la compiacenza di ascoltare. Ho solo dato un’occhiata a quelle canzoni i cui titoli sono quelli dei capitoli del libro e così vi lascio, per stasera con quest’ultima canzone dei Black Flag. Buonanotte.

Eccessi di vita

Lo diceva Michel Houellebecq in H.P. Lovecraft – Contre le monde, contre la vie citando non mi ricordo chi (per mia mancanza ho lasciato il libro a Perugia per cui non dispongo di una citazione precisa al momento) che per scrivere bisogna essere al di fuori del ciclo della vita, contemplarla dall’esterno, che in fondo è quello che il caro vecchio H.P. Lovecraft ha fatto. Tenersi ai margini, osservare senza interagire, coltivare il dolore interiore dal quale far nascere l’arte. Certo io non ho queste pretese in un umile blog, ma dall’ultimo post (che è stato quello più visitato finora e con più like) ho avuto un tracollo: mi sono ributtato nel ciclo della vita e come ogni volta la vena scrittoria è andata a farsi fottere. Questo va detto anche per due motivi. Intanto poco prima di scrivere il post precedente a questo avevo scritto la recensione della compilation degli Eternal Darkness, Total Darkness per il portale di death metal italiano Empire of Death. La vostra domanda a questo punto immagino sia: “Ma chi cazzo sono gli Eternal Darkness?” La risposta si riallaccia all’introduzione di Doomspective: sono una delle band death doom primigenie dei primi 90. L’altra domanda dovrebbe essere ora: “Che fine ha fatto l’idea di scrivere su Doomspective un profilo del death doom degli anni tra il 90 e il 93?” La risposta è: è schiantata. Infatti più vado avanti e più trovo elementi assurdi, robe da capogiri, gruppi mai sentiti prima e tante altre cose interessanti, che in un solo post non riuscirei mai a racchiudere, quindi anche per questo ho iniziato a scrivere la recensione di molto di questo materiale per Empire of Death. Quando magari avrò in qualche modo finito scriverò (se ci riesco o se sarà ragionevole) una bella sinossi di tutto questo in un post in questo blog, adesso continuo ad andare album per album su Empire of Death. Allora se volete sapere qualcosina in più sugli Eternal Darkness non vi resta che cliccare su questo ink (che non va perché wordpress è un cazzo di sfigato, quindi ve lo scrivo: http://www.empireofdeath.com/public/template4/dettaglio_recensione_session.asp?id=2102). Per scrivere quest maledettissima recensione di circa 1400 parole (una follia lo so) ci ho messo circa sei ore. Il giorno dopo ci ho messo un pomeriggio per tradurvi Baudelaire. Dopo queste faticate atroci ho capito che se volevo passare l’esame che ho la prossima settimana (che se Dio o Satana vuole è l’ultimo) forse era spegnere il pc e studiare. In tutto questo sempre per allontanarmi dallo studio e dal conseguimento della laurea vicende su vicende di cazzeggio boia che col cazzo che ho studiato quanto ho voluto, ma siccome me l’ero presa volutamente comoda ci son rientrato a bestia coi tempi. Quindi fottesega, ma il tempo di scrivervi qualcosa non ce l’ho avuto, quello no.

In quel gap di scrittura l’unica cosa che ho prodotto è stato un 3/4 di canzone death doom per il mio nuovo gruppo (nuovo è un parolone, esiste nella mia mente da novembre e i membri ho iniziato a radunarli da dicembre e come al solito visto la mia mania dittatoriale assoluta è uno studio project) poi la mia vena si è un po’ esaurita. Adesso che son tornato a Trieste e gli eccessi di vita sono palesemente finiti (in primis a una settimana dall’esame non ho voglia di fare chissà che, in secundis a star qua mi incasino sempre un po’ mentalmente e il mio lato più misantropo scappa fuori con prepotenza) mi sono rimesso al portatile a scrivere in quanto il fisso fa troppo rumore e scalda quanto un altoforno della Thyssen a Terni.

Quindi detto questo, spero vogliate scusarmi per la mia prolungata assenza, vi prometto anche che in futuro vi parlerò di qualcosa di più interessante dei miei problemi! Ma fatemi dare ‘sto cazzo di esame che non se ne può più prima! Infine ricordate che come disse Giulio The Bastard dei Cripple Bastards: Misantropo è chi in un eccesso di vita è stato abbandonato.