Forse il Poeta si sbagliò…

Forse il Poeta si sbagliò e anziché dire aprile voleva dire marzo. Al seppellimento di molti morti in questo mese abbiamo assistito. Di tutti questi quello che più mi ha toccato è stato quello di Nello Nappi, mio professore di Fisica III quando studiavo all’Università di Perugia. Fisica III era all’epoca del mio ordinamento (quelle che cose che mi fanno sentire giurassico ormai) un maxi corso semestrale di 12 CFU (da 8 ore di lezione frontale l’uno quindi 96 di lezione…) che segnava la fine della tua innocenza. Col corso di elettromagnetismo infatti si concludono le puerili ambizioni di ogni studente di fisica e inizia la metamorfosi che porterà alla trasformazione da persona a fisico. Io personalmente sono stato assai contento di aver seguito questo percorso maieutico sotto la guida del professor Nappi. In quel momento assai delicato la sua sapienza ed esperienza didattica sono stati fondamentali per tutti noi che lo abbiamo seguito, poiché con il suo approccio alla materia estremamente stimolante siamo cresciuti anche noi.

Ricordo ancora come se fosse ieri le infinite discussioni e gli infiniti dibattiti su quegli esercizi che all’epoca mi sembravano incomprensibili. Ricordo ancora come fosse ieri il mio primo incontro con le equazioni di Maxwell che nella mia insistenza di pseudomatematico all’epoca già scrivevo usando gli operatori differenziali anziché il nabla come i fisici. Ricordo il tempo passato a ricevimento a chiedere ogni singola virgola di ogni singola lezione o esercizio e l’infinita pazienza con cui mi rispondeva il professore. Ricordo il mio scritto, ricordo che il terzo esercizio quello sull’ottica neanche l’avevo toccato, ma la soddisfazione di aver racimolato non si sa come un 17. Ricordo il mio orale: “la corrente di spostamento di Maxwell” e “l’interferometro di Fabry-Pérot”. Alla prima la perfezione: avevo studiato come un matto quello che secondo me era l’inizio della fisica teorica moderna perché ero già partito in quella direzione. Alla seconda il disastro: oggi che ho la laurea in mano penso di poter affermare in tutta tranquillità che mi ero fermato a studiare qualche pagina prima del libro perché materialmente non ce l’avevo fatta (era il primo appello e 12 CFU son 12 CFU…), ma ricordo come mi aiutò a rifare tutto il ragionamento che portava alla soluzione del problema e a prendermi un sudatissimo 29. Tuttavia mi ricordo anche di quella volta che in un giorno altamente improbabile di gennaio (tipo il 2 o il 3) gli chiesi se poteva aprirmi il dipartimento perché dovevo entrare a incontrarmi con qualcuno, mi ricordo lo sguardo pietoso che tentai di fare in mezzo alla neve per tentare di convincerlo, anche se dubito che ne avrei avuto bisogno, e quindi mi ricordo come con infinita gentilezza mi aprì.

Oggi sicuramente il mio elettromagnetismo non è quello di un tempo, quello di quando tutte le settimane ero a ricevimento dal professor Nappi, ma il metodo, il suo approccio indubbiamente sono stati fondamentali per la mia formazione, così come per quella di molti altri. Così oggi sono profondamente rattristato da doverlo dire, ma addio Nello, un maestro.

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