DOOMSPECTIVE: Absurd Existence, così assurda da finire nell’arco di un demo e di un disco

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Allora… avevo promesso i Reverend Bizarre, ma è impegnativa per l’importanza storica che rivestono anche se mi sarei soffermato solo sui dischi e sugli EP principali. Avevo promesso i My Dying Bride, ma hanno pubblicato N-mila dischi che apprezzo praticamente tutti, quindi è ancora più impegnativa. Avevo promesso un’overview della scena Death Doom del triennio 89-91 (forse con punte fino al 92-93, in fondo cerco di non essere troppo integralista… cerco, non è detto che ci riesca poi ovviamente!), ma anche quello un disastro, un lavoro di ricerca notevole visto che tanti di questi gruppi qua non hanno pubblicato neanche un album, quindi difficilissimo. Finché ieri non capito su un vecchio album ben nascosto nel mio hard disk esterno in mezzo a roba atrocemente vecchia e ascoltata anni e anni addietro. Leggo il nome e me ne rammento subito: Absurd Existence: Angelwings. Questo disco mi era stato consigliato nel 2006-2007 (o forse anche prima chi cazzo si ricorda) da una doomster di Alessandria, Piemonte che me ne aveva parlato benissimo. Io non posso che darle ragione alla Yuka cazzo! Tra l’altro sarei davvero curioso di sapere che fine abbia fatto questa qua che era del 91, ma di doom e metal in generale ne sapeva a pacchi, ma col fatto che all’epoca si frequentavano i vari forum e si usavano ancora grandemente i nick non mi ricordo affatto il suo vero nome e non ho idea di come poterla ricercare (uno dei lati negativi dell’abbandono generalizzato di Messenger è questo).

Be’ si parlava di death doom e qui ci siamo, gli Absurd Existence propongono un death doom che per l’epoca non ha eguali. Siamo nel 1994, i Paradise Lost hanno pubblicato l’anno prima Icon e nello stesso anno i My Dying Bride Turn Loose The Swans e gli Anathema Serenades. Siamo negli anni in cui le cose iniziano a farsi un po’ più melodiche. Icon è un capolavoro assoluto e senza tempo che tende un po’ verso il doom più classico, non c’è più death metal, la voce di Nick Holmes non è più growl, ma ancora è qualcosa che lo ricorda, i lead di Mackintosh combinano bene la melodicità e l’oscurità necessaria per un gran disco doom. Turn Loose The Swans si apre ruffianamente con una ballad che rimanda alla prima canzone del disco precedente As the flower withers che è tutto meno che una ballad e prosegue in mix di pesantezza e melodica che sarà quello tipico dei migliori My Dying Bride. Penso sia il primo album metal a fare un massiccio uso del cambio tra pulito e growl tra l’altro, prima che diventasse un netto abuso (vedi i gruppacci metalcore o simili che sparano una parola in growl e quella dopo in pulito e non si capisce una ceppa di fava). Serenades è un bel disco, con buone idee, ma è quasi una controtendenza in quanto il sound degli Anathema ancora non è così personale e rimanda tantissimo ai primissimi Paradise Lost, anche se Sleepless resterà per sempre uno dei cavalli di battaglia. I commentatori la paragonano solitamente ai Sisters of Mercy, io non so quanto ci sia del vero in quest’affermazione (dei SoM conosco solo Floodland) però ve la menziono per completezza. Insomma questo era il clima nel doom inglese (e poi un po’ de facto mondiale, visto che la scena che tirava avanti le altre era quella) quando gli Absurd Existence muovono i loro primi passi. Si sa, quando in un genere musicale c’è una corrente di prevalenza, solitamente i musicisti tendono o a seguire il movimento o ad andarvi contro e creare un contromovimento. Nel metal l’esempio più chiaro è il movimento thrash morente che genera come contromovimento il death che a sua volta all’apice della sua popolarità crea come contromovimento il black. Il doom solitamente è un po’ più di nicchia, ma è andato a ondate anche anche lui, quindi la domanda per gli Absurd Existence era movimento ovvero seguire la corrente melodicizzante o contromovimento ovvero tornare agli albori del death doom o magari del doom medesimo?

La risposta è forse un mix delle due: movimento poiché si procede in direzione melodica, ma anche contromovimento perché si torna alle origini, a un tempo in cui neanche i Black Sabbath c’erano e c’era solo il rock ‘n’ roll. Il movimento prende piaghe inaspettate con l’unico disco degli Absurd Existence, Angelwings. Questo infatti presenta una melodicità incredibile, ben più di Icon, presenta tantissimi puliti intervallati da growl entrambi di ottima qualità, ma soprattutto presenta come si diceva dianzi influenze che vanno assai al di là dal metal. Scorrendo le canzoni si sente come il death doom si fonda alternativamente con una sorta il rock ‘n’ roll e con musica folk (di qua forse il grande contributo degli Anathema nell’avvicinare i due mondi non va sottovalutato). Sonorità del genere per un gruppo death doom sono decisamente inaspettate, insperate e probabilmente all’epoca erano troppo avanti coi tempi. La magnifica Dawn Of Lies (la mia preferita del disco) presenta un assolo di hammond che ributta l’ascoltatore immediatamente negli anni ’50. Nel ’94 bisognava essere dei malati di mente per pensare queste robe! Ma soprattutto il punto è che gli Absurd Existence riescono nel loro sound a far convivere tutto senza farlo sembrare forzato né perdere in espressività, aggressività (quando serve) o ammorbare l’ascoltatore con suoni plasticosi e noiosi. C’è l’attitudine del doom dietro questo disco, i puliti esprimono la giusta sofferenza che devono e le melodie non sono mai scontate o banali, anzi valorizzano appieno le canzoni. Oggi che l’ultima moda in campo doom è il cosiddetto “Melodic Death Doom” gli Absurd Existence dovrebbero essere strafamosi. Invece stanno in un angolo dimenticati per aver pubblicato un disco troppo in anticipo sui tempi, su una casa discografica misconosciuta e quindi nessuno può averlo apprezzato come si doveva. Tuttavia come nel caso di molti fondatori di generi sono anche assai superiori a tutti quelli che li hanno proseguiti, un po’ come gli At The Gates che hanno posto le basi per tutto il Gotheburg sound e da quello per buona parte del metalcore, ma oggi quelli che ascoltano metalcore magari non hanno neanche una vaga idea di chi siano gli At The Gates (a detta di Friden degli In Flames molti fan di ste robacce qua manco sanno ci siano gli In Flames…) e un disco degli At The Gates da solo è superiore a tutto il merdacore mondiale, così la già citata Dawn of Lies da sola a mio avviso si mangia tutta la discografia dei Saturnus.

Enim, sic transit gloria mundi! Requiescant in pacem Absurd Existence!

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