N’importe où hors du monde

L’altro giorno in un impeto dell’ottimismo che mi contraddistringue stavo cercando Anywhere Out Of This World dei Reverend Bizarre su Google, in quanto mi andava di riascoltarla e stavo col portatile dove ho un decimo della musica che ho sul fisso (aggiungo che tale CD lo posseggo anche originale…). Poiché ho preso l’insulsa abitudine di scrivere prima il titolo della canzone che quello del gruppo mi scappa fuori un suggerimento: “Anywhere out of this world Baudelaire”. Al che mi dico, “ma che quella dei Reverend Bizare è bastata sul testo di Baudelaire e io non lo sapevo?”. Per scoprirlo, apro il link, tento di desumere come si chiamasse in francese e ritrovo: N’importe où hors du monde. Leggo. Responso: no i Reverend Bizare, hanno preso il titolo la tematica e poi hanno fatto una cosa che non c’entrava un cazzo di niente con la poesia di Baudelaire. In fondo me l’aspettavo, anche Caesar Forever viene da una frase di un pamphlet che tratta di darwinismo sociale, tuttavia non parla affatto di darwinismo sociale quanto più del fatto che ai nostri tempi i cristiani se li mangiavano i leoni (Nerone forever). Però cazzo, Baudelaire è Baudelaire e sì mi piace (fin dai tempi del liceo, visto che ho avuto il “privilegio” di fare letteratura francese). Ecco il testo:

Cette vie est un hôpital où chaque malade est possédé du désir de changer de lit. Celui-ci voudrait souffrir en face du poêle, et celui-là croit qu’il guérirait à côté de la fenêtre.
Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas, et cette question de déménagement en est une que je discute sans cesse avec mon âme.
“Dis-moi, mon âme, pauvre âme refroidie, que penserais-tu d’habiter Lisbonne? Il doit y faire chaud, et tu t’y ragaillardirais comme un lézard. Cette ville est au bord de l’eau; on dit qu’elle est bâtie en marbre, et que le peuple y a une telle haine du végétal, qu’il arrache tous les arbres. Voilà un paysage selon ton goût; un paysage fait avec la lumière et le minéral, et le liquide pour les réfléchir!”
Mon âme ne répond pas.
“Puisque tu aimes tant le repos, avec le spectacle du mouvement, veux-tu venir habiter la Hollande, cette terre béatifiante? Peut-être te divertiras-tu dans cette contrée dont tu as souvent admiré l’image dans les musées. Que penserais-tu de Rotterdam, toi qui aimes les forêts de mâts, et les navires amarrés au pied des maisons?”
Mon âme reste muette.
“Batavia te sourirait peut-être davantage? Nous y trouverions d’ailleurs l’esprit de l’Europe marié à la beauté tropicale.”
Pas un mot. – Mon âme serait-elle morte?
“En es-tu donc venue à ce point d’engourdissement que tu ne te plaises que dans ton mal? S’il en est ainsi, fuyons vers les pays qui sont les analogies de la Mort.
– Je tiens notre affaire, pauvre âme! Nous ferons nos malles pour Tornéo. Allons plus loin encore, à l’extrême bout de la Baltique; encore plus loin de la vie, si c’est possible; installons-nous au pôle. Là le soleil ne frise qu’obliquement la terre, et les lentes alternatives de la lumière et de la nuit suppriment la variété et augmentent la monotonie, cette moitié du néant. Là, nous pourrons prendre de longs bains de ténèbres, cependant que, pour nous divertir, les aurores boréales nous enverront de temps en temps leurs gerbes roses, comme des reflets d’un feu d’artifice de l’Enfer!”
Enfin, mon âme fait explosion, et sagement elle me crie: “N’importe où! n’importe où! pourvu que ce soit hors de ce monde!”

Abbozzo una traduzione:

Questa vita è un ospedale dove ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiare letto. Quello lì vorrebbe soffrire davanti alla stufa e quell’altro là crede di guarire vicino alla finestra.
Mi sembra che starei bene sempre dove non sono e questa questione di spostarsi è una di quelle di cui discuto in continuazione con la mia anima.
“Dimmi, anima mia, povera anima raffreddata, che ne penseresti di abitare a Lisbona? Là deve far caldo e tu là torneresti in forza come una lucertola. Quella città è sul bordo dell’acqua; dicono che sia costruita in marmo e che la popolazione ha un tale odio dei vegetali che taglia tutti gli alberi. Ecco un paesaggio che segue il tuo gusto; un paesaggio fatto di luce e di minerali e il liquido che li rifletta!”
La mia anima non risponde.
“Poiché ami tanto il riposo, con lo spettacolo del movimento, vuoi venire ad abitare in Olanda, quella terra beatificante? Può essere che tu ti diverta in quel paese del quale hai spesso ammirato l’immagine nei musei. Cosa penseresti di Rotterdam, tu che ami le foreste d’alberi e le navi ancorate ai piedi delle case?”
La mia anima resta muta.
“Può essere che ti sorrida di più Batavia? Lì troveremmo anche lo spirito dell’Europa sposatosi con la bellezza dei tropici.”
Neanche un parola. Sarà morta la mia anima?
“Sei arrivata a un punto di intorpidimento tanto grande che ti da’ piacere solo il tuo male? Se è così fuggiamo verso i paesi che sono le analogie della Morte.
Vedo come farlo, povera anima! Prendiamo i nostri bagagli per Torneo. Andiamo ancora più lontano, all’estremità finale del Baltico; ancora più lontano dalla vita, se è possibile; insediamoci al polo. Là il sole sfiora solo obliquamente la terra e la lenta alternanza della luce e della notte sopprime la varietà e aumenta la monotonia, questo è la metà del nulla. La potremmo fare lunghi bagni nelle tenebre, mentre, per divertici, le aurore boreali ci invieranno di tanto in tanto le aurore boreali ci invieranno i loro raggi rosati, come fossero riflessi di un fuoco artificiale proveniente dall’Inferno!”
Infine, la mia anima esplode e saggiamente mi grida: “Non importa dove! Non importa dove! Purché sia fuori da questo mondo!”

Baudelaire era uno serio, un vero pessimista, insomma uno figo. Nel mio scaffale dei preferiti sta accanto a Leopardi, che sta accanto a Schopenhauer, che infine sta accanto a Lovecraft, che è e voi lo sapete bene il mio preferito. Mi ricordo che parlava spesso del viaggio, l’Olanda sicuramente non è un caso che la nomini, scappava fuori ad esempio su L’invitation au voyage, dedicata a una delle sue muse, dove appunto prospettava l’idea di un viaggio in Olanda. Gli altri posti non mi ricordo se li nominava da altre parti, perché purtroppo ho una conoscenza quasi esclusivamente scolastica e tutto Les fleurs du mal non mi son mai messo a leggerlo. Indubbiamente questo poemetto in prosa, mi fa capire che ho sbagliato a non farlo. Il punto è che nonostante tutti i viaggi che si possano fare, Baudelaire, il pessimista, il vero pessimista, sa che si sta male ovunque e che soprattutto non si può fuggire da sé stessi. L’unico modo per essere felici è quello di non esistere, non essere più a questo mondo, in questo universo. Come hanno parafrasato i Reverend Bizarre To be anywhere out of this world, in peace, to live this cruel place behind, release!”. Che lo si voglia o no, questa vita è una cazzo di maledizione, non sappiamo perché siamo, sappiamo solo che un giorno siamo nati e un giorno moriremo e prima o poi morirà anche il ricordo di noi, morirà il genere umano, il pianeta, non esisterà niente, la gloria di oggi sarà la polvere del domani. Tuttavia esistiamo. Che culo.
Vi lascio allora con i Reverend Bizare, ma vi posto solo la prima parte che la canzone dura 25 miniti e sta su YouTube divisa in tre parti, siccome sono dalla connessione dell’università non posso neanche usare YouTube quindi già per rimediare il link è stato fatto decisamente più del dovuto. Doom on:

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