Fieri di essere italiani, ma soprattutto di essere doomster italiani

Lo so, siamo in agosto ormai. A tutti con l’estate viene voglia di divertirsi, a me no, a me viene voglia di ascoltare doom, ma di quello peso assai. Ecco starete già pensando che sto per iniziare ancora la manfrina sul doom e cazzi e mazzi. Ebbene sì. Siete ancora in tempo per smettere di leggere se volete, ma se siete qui suppongo un minimo vi interessi e quindi se state leggendo qualcosa a che spartire col doom ce l’abbiate anche voi o almeno che vi piaccia il modo in cui spiattello le cose in faccia. Così nelle torride giornate estive me ne sto seduto scrivendo la tesi e vagando con la mente immagini di desolazione invernale condite da il meglio del Funeral Doom. In pochi giorni ho ripassato discografie intere arrivando forse a conoscerle meglio di quanto lo facessi anche prima. Ad esempio la riscoperta definitiva sono stati i Pantheist. Mi ricordavo che fossero assai belli, anche prima della svolta prog/doom/jazz/roba strana, ma un disco come Amartia è veramente stupendo. La sola opener Apologeia potrebbe valere il motivo dell’ascolto.

Tuttavia si sa, anche il doom che di tutti i generi di metal è forse quello che meno ha sempre risentito di mode ci stanno correnti che vanno per la maggiore e altre per la minore (per quelli che pensano che il genere più immune da commercializzazioni all’interno del metal sia il black consiglio di dare un’occhiata al libro di Ekeroth Swedish Death Metal e di cambiare in fretta idea!). De facto io mi ostino a voler suonare roba che è morta all’incirca nel 1993, ma ne vado fiero. Leopardi diceva di fare poesia per i morti quindi non vedo perché dovrebbe mai dispiacermi, viste anche le mie tendenze necrofile postlovecraftiane, l’idea di fare una musica per i morti. O almeno per gli anzianotti. A parte questa parentesi sulla mia triste storia personale, l’idea era quella di comunicarvi che attualmente nel doom le correnti che vanno per la maggiore sono lo Stoner (che ha anche una sua variante più rockeggiante) e lo Sludge.

Lo Stoner, per chi non lo sapesse, è il vero genere degli incannati, basta ascoltare gli Electric Wizard per capire che Bob Marley ci fa’ ‘na pippa a noi doomster. Lo Sludge è una delle cose più strambe mai sentite: lo deve aver inventato qualche ubriacone sudista con la bandiera della confederazione ai piedi del letto una notte che non riusciva a trovare nessuna croce da bruciare e nessun negro da impiccare. Infatti è un genere di fusione che fonde una componente metal, doom downtuned, con una tipica parte vocale hardcore punk, ma di quello proprio peso, non tanto la roba seminale che aveva dato origine al thrash metal. Fatto sta che questo bizzarro parto del disagio mentale dei primi anni 90, finito poi con il tempo sotto l’ala protettrice del metallo, si stia affermando sempre più come genere a livello di diffusione e di pubblico. Un suo spin-off il cosidetto Sludge atmosferico è il detto anche post-metal ed è uno dei generi più controversi del momento (grossi i dilemmi anche sulla sua stessa esistenza, come per il Djent d’altronde). Personalmente a causa dell’eccesso di punkettosità delle voci ci ho messo veramente tanto a digerire questo genere. All’epoca (e si parla di anni e anni fa, perché facevo almeno il liceo mi pare) provai l’ascolto dei Crowbar, fallendo miseramente. Quest’inverno invece ho iniziato ad ascoltare i Lento, gruppo di Roma ascritto al (non)genere del post-metal e mi sono piaciuti assai. Una delle loro canzoni Hadrons ha ispirato uno dei miei deliri conditi di fisica subnucleare (non temete credo proprio che ve ne riparlerò).

Per vari mesi ho poi cercato roba dello stesso tenore senza riuscirvi. Con i The Ocean ho fallito miseramente rischiando di dover correre al cesso a vomitare, quindi ho accantonato l’idea di mettermi ad ascoltare post-metal. Tuttavia ai primi di luglio mi imbatto nella locandina seguente.

flyer

Gli Eyehategod avevo provato a sentirli già altre volte, essendo uno dei gruppi fondamentali del genere, ma mai seriamente, poi mi andava di tornare a Milano per rivedere un po’ di gente che non si vedeva da un po’ e quindi ho colto l’occasione. Ho avuto anche il tempo di sentirmi l’intera discografia degli Eyehategod e di imparare ad apprezzarli che certo può non essere facilissimo all’inizio se si viene dal metal e non si è abituati alla voce hardcore-style. Chiariamoci, non mi ricordo se l’ho già detto, forse sì, ma si sa che repetita juvant, a me i live report fanno caca’, quindi non è che mi metterò a dirvi com’è stata la data del 28 luglio a Milano, mi limito a dire ora, preventivamente, che è stata molto bella. Le scalette cercatevele da un’altra parte.

Comunque dopo tutto quest’ascolto forsennato in preparazione della data penso che il mio album preferito sia in fondo il secondo Take as needed for pain da cui è tratta la seguente canzone:

Un’altra che mi piace molto e che strimpello anche con la chitarra è tratta invece dall’album successivo Dopesick:

Scoperte subitanee invece erano i due gruppi spalla, i varesotti Fuoco Fatuo, dei quali non sono riuscito a comprare l’EP perché sono fuggiti subito dopo l’esibizione degli Eyehategod, band estremamente valida però sempre che fa a loro detta uno Stoner doom contaminato col Black metal, a fare una sorta di effetto dissociante/atmosferico. Vi lascio quello che si reperisce su YouTube:

Sempre italiani, che fanno qualcosa di simile ci stanno i Riti Occulti di Roma, che propongono sempre una sorta di Stoner contaminato col black. Il disco di questi ultimi mi è piaciuto, anche se mi ci son voluti un paio di ascolti per comprendere la proposta musicale. Altra a mio avviso nota dolente è che le prime sono, a mio avviso, le peggiori del disco, cosa che può non invogliare all’ascolto. Un esempio:

L’altro gruppo spalla sono i miei conterranei (acquisiti) Grime, altro gruppo validissimo. Con l’assist di una mia amica che li conosceva personalmente sono anche riuscito a procurarmi e ascoltarmi con calma il loro EP autointitolato che devo dire essere un lavoro veramente buono. La mia preferita è questa

della quale apprezzo tantissimo la melodia perversa che te la fa restare in testa nonostante non sia un pezzo per educande. Una cosa cosa che solo il metal di miglior fattura riesce a fare.

La morale è: basta farsi i complessi che noi italiani non sappiamo fare metal e soprattutto doom! Tutti i gruppi italiani che vi ho postato sono infatti altamente validi (gli unici su cui esprimo qualche riserva sono i Riti Occulti) e andrebbero supportati il più possibile! Detto questo, me ne ritorno a scrivere la tesi ascoltando qualche bel gruppone funeral così mi rilasso. Doom on!

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