La vita fugge, et non s’arresta una hora

Velo lo ricordate il Petrarca quando diceva:

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ‘l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,
se non ch’ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser’fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Posto che dopo aver letto La luce di Orione Petrarca dovrebbe starmi un po’ in culo a me è rivenuto in mette questa settimana a riguardo di quest’ultimo periodo passato a Trieste. Effettivamente mi sento proprio un po’ nella poesia, preoccupazioni per il futuro e problemi per il presente e il passato senza consolazione. Una situazione poco piacevole. Sono abbastanza convinto che per andare avanti serviranno delle scelte nette, che però mi mettono un po’ preoccupazione e in un certo senso ho un po’ paura di farle, però credo andranno fatte prima o poi. Nel mentre che mi attendo da me stesso di prendere queste decisioni i dubbi mi attanagliano e mi impediscono di vivere per bene il presente. Quindi la situazione si ritorce su sé stessa come un cane che si morde la coda.

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